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ACUSMATICA

Inventario delle eclissi

(1996) per voce recitante elaborata su testo di Eugenio Montale [8’44”]

Prima esecuzione assoluta: Teatro Civico di Savona, dicembre 1996

Commissione: Comune di Savona per il centenario della nascita di Eugenio Montale

Quello che mi ha sempre colpito in Montale è la sua capacità di sciogliere i giudizi cristallizzati nelle parole. Usa parole semplici e concrete che riesce a rivestire di un carattere fortemente astratto: il sogno di gran parte della mia musica.

Inventario delle eclissi è un lavoro sulla motivazione delle parole (la motivazione rappresenta la preistoria del senso, ma non è perduta, si è solo eclissata). Inoltre sono convinto che le trasformazioni cui è sottoposto un suono aiutino a comprenderlo, lo spieghino. Per questa ragione ho scelto di lavorare sulle singole parole. Ogni manipolazione del suono-parola dipende esclusivamente dalla sua collocazione in due diversi spazi formali: uno puramente sonologico che divide e ordina i suoni lungo le dimensioni della brillantezza e della velocità di attacco, l’altro semantico (con dimensioni: classificazione motivica, polisemia, similarità fonetica, similarità e contiguità di senso).

L’opera è divisa in tre parti, così come la poesia di Montale se scomposta in base all’identificazione dell’Io-narrante. Per ogni parte si sono utilizzati diversi programmi di generazione automatica di strutture, in un percorso tempo-densità che va dalla comprensione chiara del testo alla frammentazione. A un più alto livello di astrazione, infine, si accosta un collage di parole nella loro forma sonora originale.

Gianni Revello, congeniale allo spirito di sospensione, di rivolta, di abbandono e di volontaria esclusione del Poeta, per amicizia mi ha regalato la sua voce. A lui offro questo inventario per la sua collezione del Tempo.

L’oboe

Talvolta il Demiurgo, spalla di Dio e Vicerè quaggiù,
rimugina su quali macchinazioni
gli attribuiscano i suoi nemici,
i fedeli al suo Dio perché quaggiù
non giungono gazzette e non si sa
che siano occhi e orecchie. Io sono al massimo
l’oboe che dà il la agli altri strumenti
ma quel che accade dopo può essere l’inferno.
Un giorno forse potrò vedere anch’io,
oggi possente e cieco, il mio padrone
e nemico ma penso che prima si dovrà inventare
una cosa da nulla, il Tempo, in cui
i miei supposti sudditi si credano sommersi.

Ma, riflette il Demiurgo, chissà fino a quando
darò la mano (o un filo) al mio tiranno? Lui stesso
non ha deciso ancora e l’oboe stonicchia.

Eugenio Montale